CLASSE iscrizione regate delegazioni mondo galleria interattiva abbigliamento
THDesk Regolare il Fireball Le Vele La Randa
di Mauro Bassi
La randa del Fireball, come nelle altre derive, olimpiche e non, ove ci sia un minimo di interesse alla ricerca di nuove soluzioni e una ricerca di creatività tecnica finalizzata alla crescita delle performances sportive a ogni livello, ha subito dapprima radicali cambiamenti dal punto di vista del taglio e della disposizione dei ferzi e poi, ultimamente, dal punto di vista costruttivo e dei materiali.
Ormai in Italia siamo rimasti in pochi a ricordare come erano fatte le rande negli anni '70 ma vale la pena di osservare che le tecniche di costruzione basate su dime non garantivano una perfetta uguaglianza (intendo con scarti inferiori al millimetro) già in fase di taglio del ferzo; ne consegue che già nella cucitura il margine di errore poteva anche salire e il risultato finale era che due vele disegnate con le stesse dime standard potevano essere leggermente differenti. Alcuni regatanti, poi, avevano l'abitudine di richiedere sostanziose modifiche dei ferzi in funzione delle proprie condizioni meteo preferite o del peso del proprio equipaggio e questo peggiorava le cose nel senso che rendeva quelle vele adatte solo a pochi, pochissimi equipaggi e, soprattutto, per nulla appetibili sul mercato dell'usato.
Comunque la disposizione dei molti ferzi era obliqua ed il loro numero in funzione della facoltà di dare una forma armonica al grasso.
L'inferitura era più dritta rispetto ad oggi e adatta agli alberi molto rigidi dell'epoca. Ricordo la mia prima randa della veleria Tasker australiana con una stecca alta in legno spessa 4 mm e alta 50 mm !! Allora le stecche in vtr erano tecnologia pura.
Il tessuto era dacron pesante e solo alla fine degli anni '70 alcuni velai cominciarono ad adottare trame più leggere introducendo il concetto di "vela da bonaccia" e "vela da vento".
Era lo step intermedio e solo negli avanzati anni '80 si sarebbe giunti alla fatidica vela per tutti i tempi poiché il mercato offriva varie grammature di dacron e il numero di ferzi era diminuito, ma soprattutto il computer aveva fatto il suo ingresso in veleria.
Si cominciava quindi ad avere la stessa randa che, su consiglio del velaio, andava armata in un certo modo, con un albero la cui flessione era capace di "accoppiarsi" con una inferitura dal profilo standard. L'uso del plotter accoppiato al software per disegnare e tagliare le vele annullò anche il più piccolo margine di errore fra una randa e un'altra.
Oggi le più grandi velerie sono in grado di fornire con la randa anche una guida che mette in grado il regatante di armare la propria vela adattandola perfettamente al proprio albero. Esse sono il frutto di molte ore di test eseguiti da equipaggi esperti in grado di sentire sul timone e sotto i piedi le reazioni della barca al cambiamento di alcune misure, nonché da confronti tra più equipaggi con le stesse condizioni meteo e con barche identiche; insomma, tanto e tanto lavoro.
Più avanti consulteremo alcune di queste "Tuning Guides" e capiremo che ormai le differenze fra un velaio e un altro sono veramente minime.
L'ultimo ritrovato nella costruzione delle vele, e delle rande in particolare, è il kevlar; non è tanto la fibra di kevlar la novità, visto che è presente nella nautica almeno da 30 anni, ma il modo in cui l'industria tecnologica che sta dietro alla nautica e ad altri settori lo impiega accoppiandolo con altri materiali. La fibra di kevlar viene disposta a trama larga in modo da formare un reticolo (a seconda del costruttore il risultato è quadrato, rettangolare o romboidale) e viene sistemata in mezzo a due fogli adesivi di mylar trasparente o altri tessuti simili.
Il risultato dal punto di vista tecnico è sorprendente perché questo materiale è più rigido quindi ha una tenuta di profilo eccellente, pesa almeno il 25 % in meno rispetto al Dacron ed è perfettamente impermeabile. Il tutto si traduce in una randa leggera, sempre "asciutta", stabile una volta regolata su albero e boma, e molto più durevole nel tempo. Come per tutte le cose non esistono solo pregi per questo materiale ma i difetti, almeno per quanto concerne la randa, sono davvero pochi e di lieve entità. Il tessuto, infatti, è per sua natura fotosensibile, essendo fondamentalmente un incollaggio, e quindi soffre leggermente l'esposizione al sole, infine soffre di delaminazione in particolare nel punto di mura e nella parte anteriore (sul grasso) dove insiste maggiormente il fileggiamento della vela. Da qualche anno quasi tutti i velai possono offrire sul mercato la doppia opzione Dacron e Kevlar con differenze accettabil nel prezzo in relazione alla differenza di performance.

sfumato
Copyright @ 2004- Associazione Italiana Classe Fireball