2 e 3 luglio: nello splendido Golfo di Baratti la III° Nazionale Fireball

L'accesso al mare del Centro Velico Piombinese
L'accesso al mare del Centro Velico Piombinese

BARATTI - Dopo due anni la flotta Fireball torna nel meraviglioso Golfo di Baratti, dove il centro Velico Piombinese ha la sua base estiva, per disputare il terzo appuntamento valido per la ranking nazionale. Il 2 e 3 luglio gli equipaggi incroceranno le prue nelle acque cristalline davanti ad una delle più belle spiagge italiane accolti dall'eccellente organizzazione del CVP che da oltre 10 anni ospita gli appuntamenti nazionali e internazionali della Classe.

Il Golfo di Baratti è un piccolo scorcio di natura incontaminata che si insinua tra il Mar Tirreno e il Mar Ligure, a pochi passi da Piombino, sul tratto litorale toscano che da Livorno prosegue verso Grosseto.

Fu sede di uno dei più importanti insediamenti della civiltà etrusca mai esistiti; sul promontorio che domina il golfo si erge, infatti, Populonia, un’antica città etrusca di notevole rilevanza, dove ancora oggi possiamo ammirare alcuni resti di quella che fu la splendente civiltà dell’Etruria.

L’attuale Golfo di Baratti è stato uno dei porti etruschi più importanti, un attivo e popolato luogo di scambio di merci e, di lavorazione del ferro. Tutt’oggi il colore della sabbia presenta una peculiare caratteristica nera-argentea che brilla sotto i raggi del sole.

 

Qui sotto il Bando di Regata.

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Bando di Regata III° Nazionale Fireball
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Io speriamo che me la cavo: report da Riva del Garda

di Lorenzo Rondelli

 

RIVA DEL GARDA - Torno al Fraglia Vela Riva con una certa apprensione: l’avvertimento di un amico diversi anni fa “se sei un velista vero devi regatare almeno una volta a Riva del Garda… poi, se ti vuoi male, regati una seconda volta a Riva del Garda” mi rimbomba ancora nelle orecchie. 

Facendo parte della categoria dei maso-velisti, nel periodo 2003-2006 ho regatato da quelle parti cinque volte (quattro Nazionali Hobie Cat 16 più un Mondiale Contender) con buoni risultati (sono sempre tornato indietro tutto intero, anche se qualche volta abbastanza stropicciato da far esclamare ad un collega “Sai Lorenz, se non ti conoscessi penserei che a casa tua ti picchiano”).

Sono curioso di vedere come me la ma cavo: se è vero che 15 anni fa ero più giovane (e incosciente) oggi dovrei essere fisicamente più allenato: negli ultimi 14 mesi ho pedalato per più di 11.800 chilometri, 1.352 dei quali tra San Vincenzo e Riva (smentendo in questo modo Google Maps che indica la distanza tra le due località pari ad un misero 425 Km).

Arrivo verso le otto di venerdì mattina, una partenza intelligente dovuta allo scambio di vedute avvenuto la sera precedente tra mio figlio e il box doccia. Il minore, confondendo la definizione di vetro infrangibile con quella di vetro irrompibile, trasformava una lastra di 1,20 metri X 2,00 metri in circa 5.000 allegri pezzettini di vetro sparsi per il bagno. Giocoforza trasformarsi (senza avere la cabina come Superman) in pochi secondi in un gelido capo famiglia in grado contemporaneamente di mantenere la calma (difficile), tranquillizzare la moglie (ancora più complesso, considerando la giusta diffidenza nei confronti delle demenziali decisioni prese negli ultimi anni dal marito), curare le ferite del piccolo devastatore (la cosa più semplice di tutte). Non è mai troppo tardi per diventare multi-tasking.

Il nostro appartamento a Riva è al quarto piano di un palazzo di alto lignaggio: non ha ceduto alla volgarità degli ascensori, permette il parcheggio di una sola vettura per famiglia (nessun problema, la uso il meno possibile, visto che l’ultima volta, con la complicità di un termostato bloccato, ho arricchito il mio meccanico di 800 Euro), vieta la televisione prima delle 08.00 e dopo le 23.00 (anche qui sono preparato, vivendo senza il formidabile elettrodomestico dal Maggio 2001), offre una locanda a buon mercato al secondo piano. 

Anche l’appartamento è di alto livello: biliardino, doppio lavello in bagno, lavastoviglie. In libreria oltre all’enciclopedia del ragazzo fanno bella mostra il libro delle barzellette di Totti e il “Don Chisciotte” di Cervantes. Userò quest’ultimo come spunto per la strategia in acqua.

La medaglia del match race di Viverone che Stefano ha appeso sullo specchietto retrovisore mi ricorda gli scambi di battute tra Woody Allen e Diane Keaton in “Provaci ancora Sam” (“pensi che se metto in mostra la medaglia del 100 metri piani del college impressionerò la ragazza?”, “Cielo Sam, è vera?”, “Lo spero bene, l’ho pagata 50 Dollari!”).

Manca il poster della regata e le magliette sono stampate. Ai bei tempi (mondiale Contender 2004) c’era la polo con i loghi cuciti. Da capire se il Garda non è più quello di una volta o semplicemente la nostalgia è un disturbo della memoria.

Siamo 15 Fireball (che purtroppo si ridurranno a 10 la domenica, quando per improrogabili impegni diversi equipaggi non potranno scendere in acqua) in compagnia di 35 Contender (oltre agli italiani ci sono Svizzeri, Tedeschi, Austriaci e Olandesi) e 24 5o5 (da USA, Australia, Gran Bretagna, Francia, Germania, Spagna, Svizzera). Il 5o5 dev’essere una barca noiosa: molti equipaggi infatti, si devono portare qualcosa da leggere (vedi foto) per evitare di addormentarsi sotto spinnaker.

Come di moda da qualche mese, istruzioni di regata, avvisi e classifiche sono solo su Internet. Si risparmiano cellulosa e assembramenti e si fanno lavorare server e centrali elettriche in giro per il mondo.

Acquisto dignità professionale agli occhi di Stefano quando gli rispondo senza tentennamenti sull’abbigliamento: muta lunga e coprirsi bene. Il mio timoniere ha la memoria corta (o forse non ho acquistato dignità professionale alle sue orecchie) perché ripete la stessa domanda a Giorgio Rossato, che naturalmente mi smentisce: “Muta corta”. Quando gli descrivo le mie esperienze (“veramente qui ho sempre regatato in Agosto e ho sempre usato la stagna…”) risponde serafico che “E’ anche vero che io non ho la muta lunga…”

Le due prove di venerdi sono caratterizzate da poco vento (Riva non è più quella di una volta?): Stefanini-Borzani vincono a mani basse, seguiti da Brescia-Strobino. Nella seconda prova la new entry proveniente dal 420 Mat Bevilacqua arriva terzo, suscitando la mia curiosità. Il racconto del suo prodiere Nicoletti (“Mat mi dice che quando siamo mura a dritta quelli con le altre mura si devono INCHINARE”) mi conferma quello che sospettavo: la vittoria è frutto di un atteggiamento mentale che io non ho neanche nel più erotico dei miei sogni.

Noi confidiamo nelle prove del giorno dopo: oggi abbiamo scuffiato vicino alla boa robotica di bolina e se a causa del colpo non riuscirà a mantenere la corretta posizione GPS noi saremo gli unici a saperlo in anticipo (e regolarci di conseguenza).

La sera recupero il resto della famiglia, in arrivo da Milano in treno. Mia moglie è convinta che le abbia comprato solo il biglietto dell’ultima tratta Verona-Rovereto e suo figlio, immemore del mio intervento del giorno prima (degno del miglior Benjamin Franklin "Hawkeye" Pierce di “M.A.S.H.”) mi tratta come merito:“papà sei cattivo, non ci hai comprato i biglietti del treno”. Solo dopo qualche ora la genitrice si accorge che aveva letto male e che avevo effettivamente acquistato la tratta completa. Ho messo in conto che per le scuse di mio figlio dovrò attendere la sua tarda adolescenza.

Prima di andare a letto non cedo alla tentazione di dilettarmi con il capitolo 4 del Don Chisciotte: il titolo (“soldati e pecore”) non mi avrebbe permesso il giorno dopo di partire mura a sinistra nella seconda regata, un atto di coraggio demenziale che mi procurerà abbastanza pubblicità da far rientrare il mio libro tra i primi 100 di nautica su Amazon (al 73-esimo posto, giustamente sopravanzato da trattati sulla dieta chetogenica, sull’alimentazione sportiva, sul canottaggio e sull’Ikigai il metodo e la filosofia giapponese per vivere giornate ricche di significato, amore, felicità e senza stress).

Sabato mattina mio figlio si alza alle sei. Devo ancora capire perché il giorno prima, quando doveva andare a scuola, ronfava ancora alle otto meno venti. Mi faccio perdonare il disguido dei biglietti offrendo colazione alla famiglia. Moglie (che non smentisce la mia battuta “se papà frequentasse un circolo come il Fraglia Vela la mamma probabilmente tollererebbe meglio le sue attività veliche”) e figlio sembrano particolarmente apprezzare le dotazioni del Fraglia Vela di Riva: bar interno con sedie e tavolini, veranda, puff di fantozziana memoria.

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La II°nazionale è nel Tempio della Vela

RIVA DEL GARDA -  Per il secondo appuntamento valido per la ranking nazionale, la Classe fireball ha scelto uno dei campi di regata più apprezzati dai velisti europei. Nell'estremo nord del Lago di Garda, in terra trentina, la Fraglia Vela Riva organizza la Riva Cup Dyas riservata alle classi 505, Contender e Fireball.

Dal 3 al 5 giugno per tre giorni di vela con condizioni sempre sfidanti in grado di regalare splendide emozioni in una cornice naturalistica mozzafiato. Le regate sono organizzate da un'associazione velica fondata da Gabriele D’Annunzio nel 1928, divenuta, oggi, uno dei circoli velici più attivi a livello internazionale. Il termine fraglia pare derivi dal dialetto veneto-istriano, nel quale indica una corporazione di arti e mestieri; termine che qui prenderebbe valenza marinara e sportiva…

Di seguito il bando di regata...

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Il Cocu sul gradino più alto

AVVERTENZE - Chi scrive è arrivato penultimo, non ha mai vinto una regata Fireball (neanche una zonale) e si fida di una bussola non compensata. Compensa con una buona cultura generale, che gli permette di inserire qua e là citazioni da canzoni, dichiarazioni di personalità del mondo dello sport, film, fumetti. Al lettore il compito di scoprirle.

 

SAN VINCENZO - Al cospetto di San Vincenzo (celebrato in Francia come protettore dei vignaioli e dei loro prodotti, a dimostrazione di come sia sbagliato ridurre i cugini d’oltralpe ad Asterix, Platini, Pastis e petanque) arrivo in perfetta forma: negli ultimi dodici mesi ho percorso più di 10.000 Km in bici, da una settimana sono in smaltimento ferie (un termine più politicamente corretto del barbaro ferie forzate, evocante un’ignobile azienda che non te le concede quando le chiedi e le impone quando non servono), ho passato due giorni a riarmare l’Optimist che hanno regalato a mio figlio e altrettanti nel farglielo provare. 

La soddisfazione più grande il minore me l’ha data a secco, dopo l’acquisto del carrello di alaggio presso la rinomata gioielleria “Negri Nautica” (che, per gettare fumo negli occhi, tiene in bella mostra nel suo capannone di Zibido San Giacomo Laser, RS e abbigliamento velico di ogni genere): quando gli ho fatto presente che il suo carrello (poco meno di 170 Euro) vale più dell’auto del suo indegno genitore si è limitato a ricordarmi che “dovevamo comprare anche la sassola”.

Con Stefano siamo nello stesso appartamento dello scorso anno, quando, causa di un infortunio registrato durante la manutenzione straordinaria del carrello stradale, ci siamo limitati a vedere gli altri scendere in acqua. Ricordo quella edizione come una delle prove più dure che abbia mai superato: non aver ceduto alla tentazione di aggiornare il mio curriculum velico con un “iscrizione alla regata nazionale Fireball San Vincenzo” mi riempie tutt’ora di orgoglio.

I tre giorni di regata si riducono presto a due: troppo vento sabato (e non molta voglia degli equipaggi, compresi quelli del Contender, di scendere in acqua), quindi tutti a terra e niente pasta.

Il Fireball tornava a San Vicenzo

Lo accoglie il brutto tempo

siam pieni di stupor

Ne approfitto per importunare Luca Landò, già giornalista alla corte di Indro Montanelli e direttore de “L’Unità”: si parla dei bei tempi (ci siamo conosciuti al mondiale Contender 2004 a Riva del Garda, dove i Fireball daranno spettacolo il prossimo giugno), di quotidiani e giornalismo in generale. Subodoro che il carrello stradale più bello sia il suo (uno scrigno completamente chiuso per preservare il violino uscito dalle sapienti mani del mantovano Bonezzi) ma non cedo alla tentazione di una domanda diretta. Meno accattivante ma altrettanto funzionale il furgone Ford cassonato con gruetta e tre Contender impilati uno sopra l’altro. Molti attendono ansiosi la risposta della classe Fireball.

Le istruzioni di regata (disponibili solo su Internet, una soluzione ritenuta ecologica solo da chi ritiene che i server e tutti gli ammennicoli necessari per poter accedere a questa Magna Charta siano alimentati dalla forza motrice dei folletti di Babbo Natale) forniscono due possibili percorsi: un triangolo e un bastone oppure un bastone con stocchetto seguito da un altro bastone. Devo ammettere che, con il vento gagliardo di Sabato, il triangolo no, non l’avevo considerato.

Il bordo a terra termina in pizzeria, dove per una volta non si parla dei massimi sistemi e si inciampa nel Titanic della Lego (oltre 9.000 pezzi). Scoprirò la settimana dopo che la casa danese, per ringraziare un suo progettista ideatore (Tiago Cantarino), ha inserito tra i blocchetti un mattoncino (a forma di lapide, perché nel frattempo il dipendente aveva lasciato l’azienda…) con le sue iniziali TC.

Domenica la pioggia era venuta, la pioggia era andata via, tra le nubi faceva capolino il sole: non ci sono scuse e si deve andare regatare. L’uscita è variopinta: la barca scende dallo scivolo l’equipaggio da una scaletta laterale, si bolina fino all’uscita del porto.

La partenza dei Contender è tanto aggressiva da costringere la giuria al richiamo generale. I Fireball sono più timidi e si limitano ad un solo OCS.

Mai non fu vista partenza più bella

Ma tu non colsi la linea corretta

Rendendo Daniele persona un poco interdetta

 

La prima prova la vince (inaspettatamente?) Cocuzza (senior), timonato per l’occasione da Zelda Varaglioti. Completano il podio l’equipaggio iuniores Dellacasa-Deriu e i gardesani Pellegrini-Pedro(ni). Medaglia di legno per gli altri iuniores Emprin-Cocuzza (iunior), all’esordio con una barca ex Eric Campo. Noi settimi grazie dall’OCS di Liberati-Gillone e alla scuffia di Pecchenino-Rondelli.

La seconda prova la vince (inaspettatamente?) Cocuzza (senior), con Minoni al posto d’onore e Dellacasa-Deriu sul gradino più basso. Noi sesti dopo una funambolica ultima bolina (durante la quale passiamo dall’ultimo posto al terzo) e una poppa di contenimento fino all’inevitabile scuffia. A poche decine di metri dall’ultima boa il terzo posto si eclissa come lacrime nella pioggia.

E' mai possibile o porco di un cane

Che le regate con le sventolate 

Debban risolversi tutte con grandi scuffiate

Grazie anche ad un’amabile conversazione tra Pedro e la barca comitato non c’è tempo per una terza prova e si torna a terra, con un rientro altrettanto laborioso dell’uscita: si deve tirare giù la randa e fare la fila a scaletta e scivolo.

Lunedi mattina mi sveglia mio figlio, un frugoletto ostaggio della cattiva abitudine di alzarsi in vacanza prima che nei giorni di scuola. Va bene che fuori dal letto nessuno è perfetto (figuriamoci dentro), ma certe volte chi è tutelato dalla legge sui minori esagera.

Ancora addormentato (o per portarmi avanti, decidete voi) scuffio in porto.

A giudicare dalla linea di partenza mi aspetto una regata molto agraria, molto sporca. Avverto Stefano che noi dobbiamo starci dentro in quello sporco e trovare uno spazio di qualità.

Tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare: partiamo ultimi. Alla boa di bolina issano la Romeo, avvertendoci anche a voce. Io annuisco come solo uno che non sa cosa significhi quella bandiera sa fare. Mi ricordo solo la “C” (facile, è il simbolo del Contender) che significa cambio di percorso (Change) e la “S” di Short (percorso ridotto), per la “R” devo aspettare di trovare una parola inglese che me la faccia venire in mente.

Nella seconda poppa sono più bravi Emprin-Cucuzza (iunior) che ci superano poco prima dell’ultima boa: siamo ultimi senza aver scuffiato (ebbene si, è difficile ma si può fare!), mentre la regata la vince (inaspettatamente?) Cocuzza (senior).

Qualcuno scopre un modo alternativo per imbarcare acqua: un incontro ravvicinato tra Pedro e Caparezza abbassa la linea di galleggiamento della barca del primo.

"De' Caparezza non v'accostate

Già tanti altri ci han tamponate

In altra più morbida barca la prua affondate"

Sorpreso da un Pedro sì deciso

Sentendosi deriso

il Mori s'infuriò

Ma più dell'angolo poté la foga

Novello Paperoga

col disonesto si scontrò

La seconda prova la vince (meritatamente) Minoni, mentre noi non sfruttiamo la momentanea perdita di ragione di Emprin-Cocuzza (girano una boa che non dovevano girare) e gli arriviamo dietro anche questa volta.

Nel pieno di un insolito agonismo

In preda ad un orgasmo

qualcuno duplicò

Ci superiamo nell’ultima prova, quando Liberati-Gillone ci uccellano di poppa.

Cuore di pietra Cocuzza (senior) finge di dimenticarsi che il giorno dopo ci sarebbe stato il compleanno di Minoni e vince proprio davanti ad Andrea.

Mai mi sarei aspettato di vedere il Cocu sul gradino più alto di una regata nazionale, scartando per giunta un terzo posto. Il mondo è dei romantici e non scopriamo oggi che chi sogna ad occhi aperti vede delle cose che sono precluse a chi sogna solo ad occhi chiusi.

Il rientro a Milano è complesso: per tutto il viaggio mi domando se esiste una correlazione tra gli eventi meteo (pioggia fuori dall’auto e fulmini dentro l’abitacolo) e l’umore di mia moglie (chiusa in casa tutto il giorno causa compiti in arretrato di mio figlio).

Picchiando Rondelli come un fabbro

dopo l’ultimo pedaggio

la moglie si calmò

Nella capitale morale si arriva verso mezzanotte: la casa non ci riconosce e la porta non si apre. Memore dei risultati economici dell’ultima volta che registrammo un evento simile (un fabbro, dopo qualche abile colpo di maglio, ci ha resi meno benestanti di cinquanta Euro, “un prezzo di favor”), mia moglie riconduce a più miti consigli la serratura nel giro di pochi minuti.

La lettura della buona notte ha per oggetto il libro in grande formato Fungarium (Rizzoli), con il quale ci siamo dilettati nella (ri)scoperta dei funghi zombi. Chi ordinerà al Garda la quattro stagioni è avvertito.

P.S.

Le citazioni, in rigoroso ordine di apparizione, sono:

-       De André

-       Renato Zero

-       Giuseppe Tomasi di Lampedusa

-       De André

-       Blade Runner

-       De André

-       Chiedimi se sono felice

-       Marco Giampaolo (allenatore Sampdoria)

-       Frankenstein Iunior

-       De André

-       Pink Floyd

-       De Andrè

-       Edgar Allan Poe

-       De André

-       De André


Il mondiale in Irlanda si avvicina...

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Christina

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